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PORCO ROSSO


Un film capolavoro del Maestro dell'Animazione Hayao Miyazaki, Orso d'Oro (2002) e Premio Oscar (2003) per il film "La città incantata". Leone d'Oro alla carriera (2005).



EVENTO SPECIALE ALLA 62a MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

PRESENTATO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010) NELLA SEZIONE 'OCCHIO SUL MONDO|FOCUS - RETROSPETTIVA STUDIO GHIBLI'.







Genere: Animazione - GIAPPONE 1992

Regia di: Hayao Miyazaki

Durata: 94'




Trama


Alla fine della prima guerra mondiale gli aviatori, ormai disoccupati, diventano "pirati del cielo" seminando il terrore con l'attacco delle rotte navali sull'Adriatico. Marco Pagot, alias Porco Rosso, per via del suo volto che per effetto di un misterioso incantesimo si è tramutato nel muso di un maiale, è un cacciatore di taglie che, con il suo biplano rosso fuoco, si presta a contrastare i pirati e a recuperare quanto viene da loro rubato. I Pirati del cielo, stanchi di essere perennemente inseguiti da questo "giustiziere" a pagamento, decidono di eliminarlo. Per farlo si servono di Donald Curtis, un bellissimo aviatore americano privo di scrupoli. L'incontro tra i due rivali avviene in un ristorante dove Marco è a cena con Gina, un'affascinante cantante di cui l'aviatore è sinceramente innamorato. Anche Curtis rimane senza fiato dinanzi alla bellezza di Gina e cerca in ogni modo di conquistarla. Quando l'aereo di Marco viene abbattuto, ad aiutarlo accorre Fio, la figlia 17enne del costruttore di aerei innamorata di lui che gli offre di aiutarlo se potrà accompagnarlo nella sfida decisiva contro Curtis. E quando il prestante aviatore inizia a corteggiare anche Fio giunge l'ora della battaglia.


(fonte: cinematografo.it)



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Recensioni


Lucky Red prosegue con la meritoria distribuzione dei lungometraggi di Miyazaki inediti in sala. Dopo Totoro (dopo qualcosa come ventidue anni) e in attesa di altri capolavori (la mente va a Nausicaa della valle del vento, anno di grazia 1984…), tocca a Porco Rosso, unico film di Miyazaki ad avere una precisa collocazione temporale storica e geografica (la Dalmazia, all’indomani del primo conflitto mondiale). Peculiarità del film è come l’elemento favolistico emerga senza stridere da una cornice realista, con l’aviatore italiano Marco Pagot (affettuoso tributo a una grande dinastia di cartoonist italiani) divenuto maiale in seguito a un misterioso evento che la realtà circostante non sa spiegare, e dunque resterà inspiegato. La “somatizzazione” di questo evento è per Pagot lo specchio di una colpa da espiare in esilio, la conseguenza di un atto anticonformista in epoca bellica (la scelta di vivere) che è anche atto di ribellione al codice d’onore di una collettività omologata dal totalitarismo (e la frase “meglio porco che fascista”, detta da un animale simbolicamente ai margini dall’immaginario collettivo, vale da sola il film). Legato all’immanente dalla propria umanità e da una nuova stazza, Marco/Porco Rosso vive solitario cacciando taglie col proprio biplano.
L'elegia romantica che lo vede protagonista è un risveglio alla vita, da accettare in blocco con annessi e connessi: l’amore di Gina, l’affetto per la piccola meccanica Fio, il conflitto col bellimbusto e rivale in amore Curtis, contrapposto a Marco in chiave antimanichea (un topos della produzione di Miyazaki, sempre attento a evitare i didascalismi simbolici e a rimescolare le carte dei profili psicologici). Malgrado qualche passaggio frettoloso e una storia meno fluida che in altre circostanze, Porco Rosso emoziona con l’eccezionale qualità dell’animazione e la levità delle musiche di Joe Hisaishi. E ora che Miyazaki ha annunciato un sequel, c’è un motivo ulteriore per recuperarlo. In sala. Finalmente.

Gianluigi Ceccarelli - Cinematografo.it"





La faccia è, indubitabilmente, da porco, ma l’abilità nel guidare gli idrovolanti è quella dei grandi piloti (uno dei suoi amici si chiama Arturo Ferrarin, come l’asso dell’aviazione italiana della Grande guerra), l’impermeabile con il bavero rialzato e la cintura stretta in vita sembra uscita dall’armadio di Bogart e il gusto di fare a cazzotti rimanda al John Wayne più epico, quello di La taverna dei sette peccati o di Un uomo tranquillo.
Il nome, poi, Marco Pagot, è chiaramente un omaggio a una celebre dinastia di disegnatori italiani (quelli del primo lungo italiano, I fratelli Dinamite, e del pulcino Calimero) mentre la passione «segreta» è quella di un cinefilo di razza (nella prima scena lo scopriamo pisolare con la faccia coperta da una rivista che si chiama «Cinema» e nel suo solo momento di pausa lo troviamo in una sala buia a godersi un cartone animato che cita i personaggi di Pat Sullivan e Max Fleischer).
Sono molte le piste che si intrecciano nel definire il protagonista del film di animazione di Hayao Miyazaki che finalmente arriva sugli schermi italiani (la produzione è del 1992) ma quasi a nessuna il regista-sceneggiatore vuole dare una risposta precisa, a cominciare dalle cause per cui il protagonista a un certo momento della sua vita assume le sembianze di un maiale fino all’ambientazione italiana e alle ragioni per cui la polizia fascista lo insegue (il film si svolge nel 1929). Ma è certamente meglio così, perché lasciare lo spettatore con tante domande insolute contribuisce ad aumentare il mistero e il fascino del film.
Come il Rick di Casablanca, anche il protagonista di Porco Rosso ha dunque un passato misterioso che sicuramente non dev’essere piaciuto alle autorità (all’amico Ferrarin, che lo invita a rientrare nei ranghi, risponde: «Piuttosto che diventare un fascista meglio essere un maiale») e come tanti eroi malinconici e disillusi «alla Bogart» ha un amore che non si concretizza mai, quello per la dolce Gina. Per campare, fa il cacciatore di taglie, inseguendo i «pirati del cielo» che sui loro idrovolanti derubano le navi nell’Adriatico, almeno fino a quando assoldano un campione americano per difendersi, Donald Curtis, che nel primo scontro aereo con Marco «Porco Rosso» Pagot ha la meglio, ma solo perché il suo aereo (una copia abbastanza precisa del Macchi M.33) ha bisogno di una bella revisione.
Il film si sposta così a Milano, in una officina sui Navigli, dove l’aereo viene rimesso a nuovo da una intraprendente e giovanissima meccanica, Fio, che naturalmente decide di seguire il pilota e che diventa un ulteriore ragione di scontro con Curtis, rubacuori impenitente che corteggia sia Gina sia Fio. Come andrà a finire la sfida tra i due assi degli idrovolanti, che comincia in cielo e finisce a pugni nel bagnasciuga, lo lasciamo scoprire allo spettatore, che riuscirà anche a intravvedere il volto umano del protagonista grazie alla «curiosità» di Fio e al racconto di un’epica battaglia della prima guerra mondiale.
Ma poi è tanto importante scoprire che cosa è successo in guerra o che cosa ha trasformato Marco Pagot in «Porco Rosso»? Miyazaki ci fa capire che la sua risposta è sicuramente negativa: così come i Navigli di Milano - su cui l’idrovolante rimesso a nuovo tenta una fuga rocambolesca dalla polizia fascista - possono assumere le forme e il fascino della Senna mentre la città italiana trascolora in una specie di ville lumière, allo stesso modo il protagonista ha la statura degli eroi mitici che ci ha tramandato il cinema, vicinissimi a scoprire il mistero della vita e poi rassegnati e immalinconiti dal mondo di nani in cui hanno accettato di vivere.
Come i Bogart, come i Wayne, come i cavallieri dell’aria che sfidavano pericoli e nemici «protetti» dalla sola candida sciarpa della donna amata, Porco Rosso è il campione di un mondo che forse non è mai esistito, dove i discorsi di una ragazzina sull’«onore degli aviatori» possono redimere i più incalliti briganti e le donne aspettano che la timidezza dei loro spasimanti lasci finalmente il campo a un’appassionata dichiarazioni d’amore mentre l’eroe porta con orgoglio la sua faccia da maiale, romanticissimo e iconoclasta simbolo di una schiatta di uomini che detestano la «rispettabilità» ma che non si sognerebbero mai di ostentare la loro superiorità.

Paolo Mereghetti - " "






La critica dai quotidiani nazionali



"Realizzato nel 1992 dall'"imperatore" del cinema d'animazione, Hayao Miyazaki, un film senza età e un autentico regalo per lo spettatore. Il soggetto è insolito per il maestro giapponese; però include una di quelle inspiegabili metamorfosi ricorrenti nel suo cinema. In seguito a un incidente, l'asso italiano dell'aviazione Marco Pagot, fieramente antifascista, ha assunto l'aspetto di un maiale. Vive da eremita su una spiaggia dell'Istria; ma torna in azione col suo aeroplano rosso per combattere i pirati dell'aria. Lo aiuta Flo, ragazzina esperta in meccanica. Immagini aeree, i colori e la poesia inconfondibili di Miyazaki: un'occasione che va colta al volo."


Roberto Nepoti - " "





"Arriva con grande e inspiegato ritardo (diciotto anni) in Italia un cartone animato molto divertente e romantico di Miyazaki con un eroe palesemente ispirato al Barone Rosso, ambientato in Italia nel 1929. (...) Il disegno spettacolare e incantevole contribuisce al fascino del suino."


Lietta Tornabuoni - " "





"«Meglio porco che fascista». Al pilota che nel 1920 raggiunse Tokio in volo, Arturo Ferrarin, non lo dice Tinto Brass; lo dice Marco Pagot, protagonista del cartoon Porco rosso. Ibrido di Francesco Baracca, Guido Keller, del Barone Rosso e di Corto Maltese, Porco rosso è la metamorfosi di un eroe dell'aviazione italiana nella guerra con l'Austria. Chiamato così da quando un maleficio l'ha reso maiale, eppure vola sempre col suo aereo, avventuriero dell'Adriatico settentrionale negli anni '30. Lo stemma dei Savoia sull'alettone tricolore del suo aereo dà un brivido; le note de Le temps des cerises danno le lacrime."


Maurizio Cabona - " "





"Prendete un vecchio film di aviazione americano tutto scazzottate, acrobazie e amori impossibili, ambientatelo sopra l'Adriatico nel 1929, fatelo girare al più grande animatore del mondo, il giapponese Hayao Miyazaki (che guardacaso è anche un appassionato di aerei da guerra), poi affidate il ruolo del protagonista a un asso dell'aviazione trasformato da un maleficio in maiale, e inizierete ad avere una pallida idea della bellezza, ovvero del divertimento, della follia, della libertà di Porco Rosso, gioiello datato 1992 ma distribuito solo ora in Italia."


Fabio Ferzetti - " "





UN CAPOLAVORO PER GRANDI E PICCINI ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE!!!