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PONYO SULLA SCOGLIERA


Un film capolavoro del Maestro dell'Animazione Hayao Miyazaki, Orso d'Oro (2002) e Premio Oscar (2003) per il film "La città incantata". Leone d'Oro alla carriera (2005).



IN CONCORSO ALLA 65a MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).







Genere: Animazione - GIAPPONE 2008

Regia di: Hayao Miyazaki

Durata: 101'




Trama


La pesciolina Ponyo, scappata dalla sua casa sul fondo del mare, durante la fuga resta incastrata in un vasetto di vetro. Sosuke, un bambino di cinque anni che vive con la mamma su una collina vicina a un villaggio sul mare, la trova e la aiuta a liberarsi. Da quel momento i due diventano grandi amici e con il tempo l'amicizia si trasforma in un sentimento più grande e forte. Ponyo è decisa a rimanere nel mondo degli umani, ma suo padre, che un tempo era un uomo, decide di riportarla a casa. Ponyo riuscirà a fuggire di nuovo e a trasformarsi in una bambina, ma la sua scelta scatenerà uno tsunami che metterà a rischio la vita degli abitanti del villaggio e dei marinai a bordo delle navi al largo, tra cui l'imbarcazione guidata dal padre di Sosuke. L'ira del mare si placherà solo grazie alla bontà dei sentimenti di Sosuke verso la sua cara amica.


(fonte: cinematografo.it)



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Recensioni


Ogni opera prodotta dal genio di Hayao Miyazaki, ogni storia venuta fuori dalle sue matite è sempre un vero successo, ed è capace di colpire al cuore e tirar fuori il bambino che c’è in ognuno di noi, aprendo e liberando il cuore da ogni peso.
E con "Ponyo on the cliff by the sea", il pluripremiato regista giapponese non si smentisce di certo.
Il film d’animazione, presentato alla 65ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è una autentica favola contemporanea, con riferimenti ad una delle più classiche novelle di tutti i tempi: "La sirenetta", di H.C.Andersen, vista in chiave ecosensibile.
Protagonista è un bambino di cinque anni, Sosuke, che trova uno strano pesciolino rosso con la faccia umana, Ponyo, e decide di occuparsene senza sapere che la creatura viene dalle profondità del mare, dove uno stregone la tiene rinchiusa, e che lei stessa è dotata di poteri magici.
La prima cosa che colpisce gli occhi dello spettatore è l’utilizzo dei colori, che rispetto ai due film precedenti di Miyazaki, "La Città Incantata" e "Il Castello Errante di Howl", sono molto più soffici, dai toni più delicati e dalle tinte pastello, quasi a voler attirare l’attenzione di un pubblico diverso e più giovane rispetto al folto gruppo di appassionati di animazione giapponese. Anche la tecnica, e la storia più lineare e diretta, incentrata soprattutto sull’amicizia tra Sosuke e Ponyo, sembrano rivolti più a dei bambini, ma non possono, comunque, non affascinare lo spettatore adulto che inevitabilmente si sente più leggero dei problemi quotidiani e pieno di speranza al termine del film.
La particolarità di questa pellicola, così come degli altri film del regista, è proprio la speranza nel futuro, nelle persone e soprattutto nell’amore, sotto ogni forma. La magia rimane sempre una delle caratteristiche essenziali nella espressione e nella realizzazione di ogni sogno, e viene vissuta dai personaggi, e di riflesso anche dallo spettatore, come una cosa concreta e reale, proprio perché manifestazione di quell’amore verso la vita e la natura che Miyazaki continua a predicare.
Tanti sono gli spunti riflessivi che il film concede, a partire dal degrado ambientale: la natura maltrattata dall’uomo che si ribella in maniera violenta, qui rappresentata da uno stregone che medita di riportare la terra ad epoche geologiche remote e cancellare il genere umano. Il paradosso sta nel fatto che lo stesso stregone è stato un uomo, cosa che detesta ricordare soprattutto quando vede in che condizioni gli abitanti della terra stanno rendendo il mare: una discarica sommersa, e lui ha la soluzione perché tutto questo non capiti più, quasi a voler dimostrare che in qualche modo ognuno può rimediare ai propri sbagli e a quelli degli altri.
Il mare quindi diventa anche protagonista del film, perché prende vita, nel vero senso della parola, sotto il comando dello stregone, ma anche della piccola Ponyo, e si mostra sia in tutta la sua furia e potenza, sia nella sua magnanimità e generosità.
Miyazaki, inoltre, pare avere un certo riguardo per il genere femminile che esprime sempre disegnando donne dal carattere forte ma sensibile, ed anche in questo film i due personaggi femminili più importanti, le due madri, mostrano un coraggio, una generosità e una grandezza d’animo che ben si sposano col proprio ruolo: hanno sempre una buona parola, una soluzione per tutto, e anche quando le cose sembrano difficili riescono, con tanta serenità, a tirar fuori un’energia e un ottimismo incredibili.
Ma i personaggi più importanti sono loro, Sosuke e Ponyo. Il bimbo che con l’innocenza dei suoi cinque anni promette di proteggere il piccolo pesciolino rosso. È una grossa responsabilità per la sua età mantenere una simile promessa, ma lui con determinazione e tenacia riesce ad essere fedele al suo impegno, salvando pure il mondo da una catastrofe. Ponyo, dal canto suo, ha un amore e una passione per quel mondo umano che tanto la incuriosisce da voler lei stessa diventare una bambina, con tanto di mani e piedi, e non si ferma davanti a niente pur di realizzare il suo sogno.
Ancora una volta speranza, ancora una volta fiducia nel futuro, nelle persone e nell’amore che i due bambini incarnano alla perfezione sotto il magico disegno di Miyazaki.

(fonte: Monica Cabras per filmup.com)





Guarda la VideoRecensione di Paolo Mereghetti - " ".






La critica dai quotidiani nazionali



"L'immagine più bella dell'incantevole Ponyo sulla scogliera è quella di una bambina a braccia aperte che corre a perdifiato sulla cresta di un'onda gigantesca. Corre per fuggire al mondo in cui è nata, gli abissi marini. Corre perché solo così potrà completare la sua metamorfosi da creatura ibrida, metà pesce e metà umana, in bambina vera e propria.
Ma soprattutto corre dal suo amore Sosuko, il bambino che l'ha raccolta e salvata sugli scogli, quando era ancora una pesciolina dalla chioma rossa, e che ora vuole ritrovare a tutti i costi. Dovesse anche abolire la barriera che separa i due mondi e scatenare una tempesta colossale come quella che adesso cavalca, ma che rischia di inghiottire e cancellare le terre emerse. Avessimo ancora avuto dei dubbi su ciò che Miyazaki vuole raccontare con questa fiaba che riprende e stravolge La sirenetta di Andersen, la scena in cui la piccola Ponyo sfida il suo elemento (e suo padre) per decidere del proprio destino, ci mette di fronte all'evidenza. Anche se i protagonisti sono due bimbetti in età prescolare, il geniale autore della Principessa Mononoke e della Città incantata ci trascina nel gorgo di una fiaba d'amore modellata dall'elemento più mutevole e inarrestabile che ci sia: l'acqua. Con tutte le risonanze psicanalitiche del caso, naturalmente.
Non c'è bisogno di conoscere Bachelard per avvertire una nota profonda e a tratti vagamente inquietante in questo tripudio di "irati flutti" che avvolge ogni fotogramma del film, sopra e sotto la superficie del mare (fedelmente ricapitolati dal libro illustrato Mondadori). In un susseguirsi di invenzioni formali che da un lato reinventano i grandi nomi dell'arte giapponese, da Hokusai a Hiroshige (con i loro epigoni europei, in testa Van Gogh, vedi la casa sulla collina di Sosuke); dall'altra danno forma a quel magma di affetti, emozioni, pulsioni, che chiamiamo amore (in tutte le sue varianti: materno, fraterno, carnale...). Un sentimento che affonda le sue radici nella prima infanzia e qui si fonde a quella scoperta meravigliata del mondo, delle sue sostanze, delle sue apparenze, che l'ex-pesciolina Ponyo compie sotto i nostri occhi.
Il resto segue il lussureggiante gusto per la mitologia di Miyazaki, insuperabile inventore di universi e di creature che traducono nel linguaggio semplificato ma potente dei cartoons il tumultuoso ribollire di sogni, fantasticherie, desideri, che pulsa appena sotto la superficie della nostra coscienza.
Ed ecco i proliferanti pesci-acqua, servizievoli e spaventosi. Ecco le sorelline di Ponyo, innumerevoli come un branco di pesci (di spermatozoi?). Ecco quella Grande Madre marina (anzi "Mammare") che il padre di Ponyo, uno scienziato ritiratosi sotto gli oceani, brama e teme insieme (comparatisti all'erta: questa è la seconda cine-sirena dell'anno, e sempre di carta, dopo quella che consola il soldato di Valzer con Bashir). Davvero un film da non perdere. A qualsiasi età."


Fabio Ferzetti - " "





"Il personaggio del titolo, Ponyo, è una pesciolina rossa che per amore sceglie di trasformarsi in essere umano. Proprio come La sirenetta di Andersen, che di certo è il modello ispiratore della fiaba di Hayao Miyazaki. Figlia di Fujimoto - uno stregone che, con percorso inverso, ha abbandonato la terra per il mare - Brunilde (questo il suo vero nome) durante un'arrischiata escursione in superficie viene salvata dal ragazzino Sosuke che la mette nel suo secchiello battezzandola Ponyo e subito decide di diventare una bambina per restagli accanto. Tuttavia il passaggio da una dimensione all'altra provoca una voragine, un turbamento dei ritmi primigeni, scatenando un violento tsunami. Immensi cavalloni si schiantano sulla costiera abitata sommergendola e proprio ai due bambini spetterà il compito di ricucire lo strappo e riportare l'ordine nella natura e nelle cose.
Si sa che della capacità della cultura giapponese di assimilarne altre fondendole con felice sincretismo in un tutto coerente. Anche qui, come sempre in genere nei cartoni nipponici per via della loro destinazione al mercato internazionale, gli esseri umani hanno tratti simil-occidentali; e case, navi, giocattoli si potrebbero trovare tali e quali in ogni parte del pianeta. Tuttavia questo è forse il film di Miyazaki più profondamente radicato nella sua tradizione di appartenenza.
La terribile tempesta, i cui effetti nel mondo effimero degli uomini possono apparire devastanti, in sé non è affatto malvagia, bensì attiene alla logica molto orientale di un ripristino dell'equilibrio universale ben più essenziale dell'esistenza dei singoli individui. E come non pensare alla serena eleganza delle incisioni di pittori quali Hokusai o Hiroshige, di fronte a una grafica di trasparente grazia e luminosità, dove neppure le tenebre notturne riescono a cancellare il colore, e dove i volumi e i movimenti, vedi le impressionanti onde marine, sono suggeriti tramite un sapiente gioco di accordi cromatici. Quanto alla vivacissima Ponyo, non è tanto un personaggio quanto un'incantevole espressione di forza vitale allo stato puro."


Alessandra Levantesi - " "





"Il mio nome è Ponyo e prima ero un pesce" dice la protagonista del nuovo film di Hayao Miyazaki, maestro del cartoon giapponese internazionalmente consacrato dalla "Città incantata", Oscar 2002 e Orso d' oro a Berlino. E' assurdo, ma è proprio quel che rende il suo cinema impagabile: il senso del meraviglioso, la capacità di spaesamento e di stupore che questo "sensei" sessantottenne sembra provare ancor prima dei suoi personaggi, e del suo pubblico. Capelli rosso fiamma, abitino dello stesso colore, Ponyo nasce a seconda vita incontrando un bambino di cinque anni, Sosuke. Per amore di lui, che le dà il nome, si trasforma da pesciolino rosso in essere umano, provoca uno tsunami, rivolta letteralmente la terra e il mare, surfando sulle onde alle note della "Cavalcata delle Valchirie". Figlia di uno stregone e della Gran Mamare, specie di dea degli abissi, Ponyo è un personaggio commovente quanto buffo: ghiotta di prosciutto, sa far magie e, anche una volta bimba, si comporta un po' da pesce, meravigliandosi delle usanze umane ("ti esce acqua dagli occhi" dice quando vede Sosuke piangere). Le sta intorno un piccolo universo assurdo di bambini dell' asilo, marinai, vecchierelle in carrozzina. Se il nucleo fiabesco della "Città incantata" era Alice nel Paese delle Meraviglie, qui Miyazaki evoca la Sirenetta; però lo fa con una serenità ben lontana dalla cupa fiaba di Andersen. Pensato soprattutto per i bambini, il suo decimo lungometraggio è caldo, accogliente, allegro. Al confronto, i pur ammirevoli film americani in animazione computerizzata diventano d' improvviso un po' freddi, un po' sciapi come i cibi precotti. Lui, alla sua età, non rinuncia alla squisita cucina della tradizione. Anche se ciò significa far eseguire dal suo Studio Ghibli qualcosa come 180mila disegni, acquerellati in colori pastello. Su un tratto grafico immutato nel tempo (il disegno dei personaggi è fortemente convenzionalizzato), con una cura del dettaglio che sorprende ogni volta (vedere l' effetto cromatico dei "tagli" di luce), il vecchio bambino continua a regalarci i suoi mondi bizzarri, pervasi di quieta follia, dannatamente poetici. Ha detto che questo è il suo ultimo film; ma lo ripete ogni volta e, per fortuna, si ricrede sempre."


Roberto Nepoti - " "





UN CAPOLAVORO PER GRANDI E PICCINI ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE!!!